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Tuesday, January 27, 2015

Meraviglie del mondo subacqueo: la flotta sommersa della laguna di Chuuk

60 navi da guerra, 200 aerei e migliaia di soldati. Questo fu il conto che dovette pagare l'Impero del Giappone tra il 16 e il 17 febbraio del 1944, quando gli Stati Uniti attaccarono a sorpresa Chuuk, un atollo micronesiano del Pacifico occidentale, roccaforte inespugnabile degli asiatici dall'enorme valore strategico.
L'Operazione Hailstone, così fu chiamata, segnò una vittoria decisiva nella seconda guerra mondiale e, pochi mesi dopo l'attacco, il contingente giapponese dell'atollo, isolato dalla marina nemica e privato dei viveri, si arrese.

Chuuk atoll
Chuuk (o Truk) dall'alto (FONTE)
La guerra, a Chuuk, non è rimasta solo sui libri di storia o nei ricordi dei più anziani: la memoria del conflitto, piombato senza preavvisto sulle vite dei tranquilli pescatori indigeni, ha lasciato decine di navi e centinaia di aerei sul fondale dell'immensa laguna dell'atollo.

Inclusa nelle sette meraviglie dell'Oceania nominate da questo blog, ecco alcuni scatti della flotta sommersa dell'atollo di Chuuk.

Chuuk Lagoon 1
Un relitto di aereo sul fondale
Si stima che nella laguna ve ne siano quasi 200
(FONTE)

Chuuk Lagoon 2
Il ponte di una nave ricoperto dai coralli

Chuuk Lagoon 3
Fauna marina che si "arrampica"
sul pilastro di una nave
Chuuk Lagoon 4
I resti di un carro armato sul pontile 
di una nave sommersa
Sul fondale della laguna ci sono incrociatori, portaerei e cacciatorpedinieri, insieme a carri armati, migliaia di armi, proiettili e, inevitabilmente, anche le ossa di quelle poche decine di soldati che non sono ancora stati rimpatriati in Giappone per avere una sepoltura.
Ciò che un tempo era stato concepito per conquistare, sparare e uccidere, è stato annientato dopo due giorni dalla "Pearl Harbor del Giappone" ed ora, nel fondo del mare, è diventato il fondamento per la nascita di nuove barriere coralline.
Nel 1969 il famoso documentarista Jacques Cousteau, che realizzò film e reportage sulle barriere coralline più spettacolari della terra, girò una pellicola in questi luoghi, dal nome "The lagoon of the last ships".


Tuesday, January 20, 2015

Nan Madol, l'Atlantide del Pacifico

La densa vegetazione tropicale e il mare blu nascondono da secoli la maggior parte dell'antica Nan Madol, l'Atlantide dell'Oceania (o Venezia del Pacifico), uno dei più sorprendenti esempi di perspicacia e coraggio degli esseri umani, oggi monumento dimenticato al passato dell'isola su cui è stata fondata: Pohnpei, una piccola e selvaggia landa degli Stati Federati di Micronesia.

Stupisce non poco come una città costruita da 92 isole artificiali sopra una barriera corallina, composta solo da enormi e pesantissimi blocchi basaltici trasportati a mano per chilometri attraverso la foresta tropicale e capace di resistere per secoli alle mareggiate, alle tempeste tropicali e alle guerre, sia ora lasciata a sè stessa e all'aura di mistero che alla vista di tutti, archeologi, abitanti locali e viaggiatori, ha sempre avuto.
Per contribuire a conoscere di più questo luogo, una delle 7 meraviglie dell'Oceania, questo blog si addentrerà per voi nelle deserte rovine del più grande sito archeologico del Pacifico...

Nan Madol Ruins 1
Dentro le rovine di Nan Madol
Breve storia di Nan Madol
L'umanità mise piede su Pohnpei, o Ponape, circa 2200 anni fa.
Come accade nelle isole così lontane dalla terraferma, gli indigeni svilupparono col tempo una religione, una lingua e tradizioni proprie, diverse da quelle dei luoghi da dove erano partiti, e l'ambiente difficile dell'isola favorì la divisione della gente in più villaggi in combutta tra loro, governati da anziani capi ma con una cultura di fondo simile.

Quando una dinastia, quella dei Saudeleur, prevalse definitivamente sul potere degli altri villaggi e iniziò a dettar legge su tutta Pohnpei, i capi di questa famiglia decisero che fosse giunto il momento di sigillare il loro dominio e di dimostrare la loro forza, per evitare di essere spodestati e rendere eterno il loro comando sull'isola.

Fu allora, stiamo parlando di un periodo compreso tra il 900 e il 1100, che iniziò la costruzione di Nan Madol, il cui nome significa "luogo di mezzo" (a metà strada tra Pohnpei e le piccole isole appena al largo della sua costa), una città concepita allo scopo di fornire una residenza per i nobili della dinastia, sufficientemente sicura e abbastanza imponente da scoraggiare chiunque nell'affrontarli.

Nan Madol Ruins 2
Vista di una delle antiche fortezze dal mare (FONTE)


La posizione, letteralmente sopra l'acqua, non fu casuale: permetteva ai Saudeleur di evitare attacchi da terra, e l'unico canale della barriera corallina che permetteva il passaggio di navi nemiche fu sbarrato con un muro, anche questo eretto a partire dal fondale marino.

Nello scopo e nello stile Nan Madol ricorda in parte Lelu, sito archeologico di un'altra isola della Micronesia, Kosrae. Anche Lelu fu costruita sull'acqua ma, come vedremo, sopravvisse molto di più (nonostante non si possa considerare grandiosa come Nan Madol).

Nan Madol, al picco del suo sviluppo demografico e urbanistico (1400), raggiungeva la popolazione di 1000 abitanti, in maggioranza nobili seguiti da gruppi di servi provenienti da tutta l'isola: i Saudeleur, in effetti, erano noti per la loro cattiveria e intransigenza, e il ricordo del loro lungo dominio vive ancora nella memoria degli abitanti di Pohnpei, convinti che le rovine di Nan Madol siano infestate dagli spiriti maligni.
A consolidare queste paure è anche la leggenda metropolitana secondo cui il governatore della Micronesia, quando Pohnpei era una colonia tedesca, sarebbe morto il giorno dopo aver profanato una delle più importanti tombe della città.

La grandezza di Nan Madol
Il fatto che solo 1000 abitanti vivessero in questa città durante il massimo splendore è un dato che può ridimensionare, almeno in una prospettiva moderna, l'importanza archeologica di Nan Madol.
Tuttavia, considerato che l'isola di Pohnpei non aveva più di 25 000 abitanti, costruire una città di 750 milioni di tonnellate di basalto sull'acqua, rappresenta uno sforzo maggiore di quello che gli egizi dovettero affrontare per costruire le Piramidi di Giza (così afferma Rufino Mauricio, archeologo nativo del luogo), e l'entità di questo sforzo è ancora più evidente se si osservano gli edifici che compongono Nan Madol.

Nan Madol Ruins 3

Il Nan Douwas, fortezza a scopo funerario dotata anche di una prigione, ha mura alte 10 metri e spesse 4, con massi di basalto pesanti fino a 50 tonnellate e trascinati a mano (non è riscontrata ai tempi dei Saudeleur la presenza di leve o strumenti in metallo) attraverso tutta l'ìsola.
In altri luoghi della città si possono trovare tunnel sotterranei, piscine rituali, altari e anche un grande tamburo per riunire la popolazione, o forse dare l'allarme. Un tempio di Nan Madol risulta poi la più grande struttura a scopo religioso di cui siano mai state trovate le rovine in Oceania: lungo 90 metri e largo 20, con mura alte nove e in parte sommerso.

Sarebbe bello poter credere che questa città sia stata costruita con l'ausilio della magia nera, come le tradizioni orali degli indigeni vorrebbero, e che i blocchi basaltici siano arrivati volando ai loro luoghi attuali. Forse, è ancora più bello pensare al miracolo che una piccola civiltà insulare, sprovvista di tecnologie, è riuscita a compiere.

Nan Madol Ruins 4
L'entrata del Nan Douwas


Il declino e la fine della "Venezia del Pacifico"
Dal 1500, almeno secondo i pochi archeologi che hanno studiato Nan Madol, la città subì un brusco declino, e all'arrivo degli europei nell'800 essa risultava deserta, abbandonata alla vegetazione e ai misteri che ancora oggi porta con sè.
Perchè una città che era costata tanta fatica e ingegno fu lasciata dai suoi abitanti?

Attorno al '500, è probabile che i Saudeleur furono sconfitti da un'altra dinastia, i Nahnmwarki, guidati dal capo Isokelekel, sepolto nell'isola artificiale di Karian, anch'essa parte del complesso di Nan Madol. Isokelekel fu però un'eccezione, probabilmente: la nuova dinastia non seppe mantenere potente la città, che in poco tempo perse la sua importanza. In realtà, la semplice mancanza di polso che seguì la caduta dei Saudeleur non è un motivo sufficiente per spiegare la caduta di Nan Madol: altre ipotesi, difficili da verificare, sono epidemie, cambiamenti climatici che hanno alzato il livello del mare rendendo inabitabile la città, o forse la fame, perchè Nan Madol doveva per forza importare dal resto di Pohnpei i generi alimentari.

Probabilmente, il mistero è destinato ad aleggiare per sempre tra gli scuri, silenziosi e imponenti complessi di questa Atlantide dell'Oceania. Ed è meglio così: forse, se sapessimo tutto su Nan Madol, sugli intrighi dinastici, sui presunti sacrifici umani, sul trasporto degli enormi massi e sulla costruzione degli edifici verrebbe meno il fascino che questo luogo, nonostante l'abbandono, le superstizioni e l'oceano che oggi nasconde buona parte di esso, ancora conserva.

Nan Madol Ruins 5
Tratti delle rovine sommerse (FONTE)

Sunday, January 11, 2015

I Moai, custodi dei misteri dell'Isola di Pasqua

A migliaia di chilometri dalla terraferma, nel Pacifico sud-orientale, un'isola spoglia e dalle coste aspre spunta dal blu scuro dell'oceano: è Rapa Nui, l'Isola di Pasqua, territorio appartenente al Cile ma ultimo avamposto delle culture Polinesiane nell'Oceania.

                                             L'isola di Pasqua
Rapa Nui è un luogo pieno di misteri per i biologi, gli antropologi e anche gli archeologi.
Ci si domanda spesso come sia stata possibile la pressochè totale deforestazione di questa isola, un tempo lussureggiante e poi, dopo l'arrivo dei primi uomini, e probabilmente anche a causa dei topi, ridotta a una landa spoglia e desolata. Ci si è domandati anche spesso chi fossero i primi abitanti, fino a quando le prove del DNA confermarono che si trattava di Polinesiani e non, come era stato ipotizzato da Thor Heyerdahl, di sudamericani. E soprattutto, gli archeologi continuano a domandarsi cosa significhino, e come siano stati eretti, i grandi Moai, il simbolo più famoso di Rapa Nui, una delle 7 meraviglie dell'Oceania elette da questo blog.

Ahu Tongariki
Ahu Tongariki, la più grande piattaforma in pietra dell'isola, con i suoi Moai
(FONTE: Andrew Landers)
                                           I guardiani di Rapa Nui
I Moai sono spesso citati come i "guardiani" dell'isola, custodi di tutti i misteri, forse destinati a non essere mai risolti del tutto, di questo mondo sperduto tra le correnti violente e imprevedibili del Pacifico.

El Gigante
Scolpite dal tufo, roccia del vulcano Rano Raraku, a partire dal 1200, alcune di queste statue possono arrivare a pesare 80 tonnellate per quasi 10 metri di altezza, anche se il Moai in assoluto più imponente mai scoperto non è ancora stato completato: soprannominato El Gigante, se completato questo colosso peserebbe 150 tonnellate per 21 metri d'altezza.
In totale, nell'isola di Pasqua, si stima ci siano 887 Moai, anche se molti di loro non sono più eretti da tempo, e altri sono dispersi qua e là negli ampi e silenziosi spazi di Rapa Nui, semisepolti. In effetti, tante statue, nella seconda metà dell'800, furono abbattute per ragioni ancora non chiare, quando ormai la loro funzione, per gli indigeni cristianizzati e con una cultura a rischio per la pressione europea, aveva perso importanza.
                    
                             Un primo mistero: quale fu la loro funzione?
Si pensa, ma di conferme non ce ne sono molte, che i Moai rappresentassero originariamente i volti di antichi capiclan, scolpiti dagli uomini di ogni villaggio per dimostrare la forza della propria comunità quando all'interno dell'isola iniziarono violente guerre, che contribuirono tra l'altro a devastare l'ambiente.
Ogni Moai, secondo questa teoria, sarebbe intristo del proprio mana, uno spirito nel quale credevano gli animisti dell'isola. Le statue, in altre parole, sarebbero un simbolo dei villaggi e della spiritualità del tempo in cui furono scolpiti.
Per quanto sia la più accreditata, tale teoria non spiega perchè i Moai abbiano tratti quasi africani e non Polinesiani (la gente del luogo, quando li scolpì, non sapeva nemmeno esistesse l'Africa), nè perchè effettivamente furono abbattuti.

Per gli appassionati della fantascienza e dei vari complottismi, i Moai rappresenterebbero invece una civiltà di alieni giganti che avrebbe fatto visita all'umanità migliaia di anni fa, e di cui ora, come unica testimonianza, restano proprio queste figure.

Moai nell'entroterra di Rapa Nui


                     Le statue che camminarono: il secondo mistero dei Moai
I Moai venivano trasportati dal vulcano fino alle Ahu, piattaforme di pietra a scopo cerimoniale, dove ne venivano eretti, fino a 250 in certi casi, con il volto rivolto verso le altre isole della Polinesia, vale a dire verso ovest.
I viaggi dei Moai, lunghi fino a 18 km, sono stati oggetto di studio per più di un secolo: come facevano gli indigeni di Rapa Nui a trasportare queste statue? Le tradizioni orali degli abitanti locali sono chiare: i Moai camminarono fino ai luoghi dove si trovano attualmente, animati dai loro spiriti (mana), e comandati da coloro che avevano il potere di controllare questi spiriti, indirizzando la camminata delle statue verso i luoghi indicati.

Prima teoria: Heyerdahl

Formulata negli anni '50 dall'avventuriero ed etnologo norvegese Thor Heyerdahl, questa teoria ipotizzava che i Moai fossero legati ad uno o due bastoni posti lungo la loro schiena, e che poi la gente, legando le corde al bastone, iniziasse a trainare le statue trascinandole fino alle piattaforme.
Questo tipo di trasporto, in apparenza abbastanza intuitivo, non spiega però la "camminata" dei Moai di cui parlano le leggende di Rapa Nui, e richiede peraltro, per le statue più grandi, fino a 1500 operai dediti al trasporto.

Seconda teoria: Mulloy

Un'idea diversa fu invece teorizzata nel dopo gli anni '60 da William Mulloy, antropologo americano, che immaginò delle impalcature di legno, a forma di V rovesciata verso il basso, per trasportare in modo meno faticoso le statue. Per spostare un Moai sono così necessarie solo 90-100 persone, anche se la complessità del metodo rende poco probabile la teoria.

Terza teoria: Pavel e Heyerdahl

Thor Heyerdahl si lega ai Moai per tutta la sua vita e negli anni '80, in collaborazione con l'archeologo ceco Pavel pensò ad una nuova possibilità: con due gruppi di operai, uno che mantiene l'equilibrio e uno che, da davanti, trascina un po' verso destra e un po' verso sinistra la statua, che otterrebbe così un movimento simile alla camminata, anche se ciò ne ne danneggierebbe le basi.

Quarta teoria: Love (e Van Tilburg)

E se i Moai fossero stati trasportati facendoli scorrere su file di tronchi? La teoria di Charles Love ipotizza che le statue fossero poste con un supporto in legno alla loro base e poi erette su file parallele di tronchi, prima di essere tirate. Jo Anne Van Tilburg pensò che le statue fossero invece distese lungo i tronchi e non erette.

Quinta teoria: ci siamo?
La teoria probabilmente più attendibile finora sviluppata è stata concepita nel 2011 da Terry Hunt e il trasporto di un Moai è stato in seguito simulato da un team di scienziati della National Geographic Society. Con tre gruppi di uomini, uno atto a mantenere l'equilibrio da dietro e due laterali alla statua, i Moai, ondeggiando a destra e a sinistra con un movimento simile alla camminata, proseguono in modo relativamente sicuro per gli operai e senza richiedere centinaia di lavoratori. Sarà questa la teoria che spiega definitivamente il cammino dei guardiani di Rapa Nui?

Possibile "cammino" di un Moai



Wednesday, December 24, 2014

I tiki e le rovine maledette delle Isole Marchesi

Arcipelago isolato e culturalmente tra i più autentici dell'Oceania, poco popolato (meno di diecimila residenti), dominato dalla natura e da picchi vulcanici verde scuro che si gettano in un oceano blu intenso che specchia il sole dei Mari del Sud, le Isole Marchesi ospitano dei complessi di siti archeologici, poco conosciuti e studiati, che sono inclusi fra le 7 meraviglie dell'Oceania nominate da questo blog. Seguiteci mentre ci addentriamo nella foresta delle isole a scoprirli...

Smiling Tiki
Il "tiki sorridente"
I siti archeologici di Hiva Oa:
A Hiva Oa, l'isola più ricca di storia dell'arcipelago, situata a sud, visse ed è sepolto il famoso pittore francese Gauguin, anche se la storia di questo posto iniziò molto prima dell'arrivo degli uomini bianchi.
Ambasciatori della cultura di Hiva Oa sono soprattutto i tiki, figure scolpite nella pietra basaltica diffuse anche nelle Isole della Società, nelle Isole Cook e in Nuova Zelanda, che rappresenterebbero, nella tradizione delle Isole Marchesi, i volti dei primi uomini sulla terra o, secondo altre interpretazioni, dei e semi-dei che risiedono nell'aldilà e che hanno dato origine al genere umano.

Saturday, December 20, 2014

La città perduta di Lelu, Micronesia

Isolata da centinaia e centinaia di chilometri di oceano, protetta da una scura e densa vegetazione e da una schiera di foreste di mangrovie lungo le coste, l'isola di Kosrae, o Kusaie, uno dei 4 Stati Federati di Micronesia, ha una storia vecchia oltre duemila anni, di cui ora rimane una delle città abbandonate più importanti e affascinanti del Pacifico, Lelu, una delle 7 meraviglie dell'Oceania nominate da questo blog.

Lelu
La baia dove un tempo sorgeva Lelu (FONTE)
Lelu, situata a nord-est dei Kosrae, governava quella che, a partire dall'anno mille, era diventata una delle civiltà più avanzate dell'Oceano Pacifico. Questa città ospitava le classi elevate della società dell'isola, i re (Tokosra nella lingua locale), i nobili capivillaggio (mwetleum) e una parte della gente comune, nullatenente.
Per mettere a punto un centro che doveva proteggere la classe dirigente, sopravvivere alle intemperie e dimostrare la forza e il potere dell'isola, si stima che le poche migliaia di abitanti di Kosrae lavorarono ininterrottamente almeno dal 1200 fino alla data di conclusione, attorno al 1400. Nel 1800, all'arrivo degli europei, Lelu era ancora abitata e i suoi pilastri megalitici, insieme a tutte le altre costruzioni, stupirono non poco gli esploratori bianchi.

Friday, December 12, 2014

Le Stone Money di Yap, le monete più grandi del mondo

Sono le monete più grandi della terra, pesanti fino a 8 tonnellate, e sono state trasportate per 450 km attraverso l'Oceano Pacifico su piccole barche costruite con il bambù: sono le Rai, o stone money, nominate da questo portale una delle 7 meraviglie dell'Oceania, simbolo di una piccola e quasi incontaminata isola del Pacifico occidentale, Yap.

Yap Stone Money Bank
Una fila, o banca, di Rai a Yap
La storia delle stone money nacque quando gli indigeni di quest'isola micronesiana vennero a conoscere un particolare tipo di roccia che potevano vantare le isole Palau, distanti 450 km. I contatti fra Yap e questo arcipelago, nonostante le distanze, erano regolari, e in non troppi anni le roccie calcaree con cristalli di aragonite, che a Yap erano introvabili, incominciarono ad essere considerate in questo angolo di Micronesia come l'oro o i diamanti per gli europei, finendo ben presto per diventare simbolo di potere e di ricchezza per le famiglie dei villaggi.

Sunday, December 7, 2014

Il Tempio Baha'i delle Samoa

Il Tempio Bahai di Tiapapata, isola di Upolu (Samoa Occidentali), è uno degli 8 grandi luoghi di culto (houses of worship) della religione Baha'i, l'unico nelle isole dell'Oceania. Nominato da questo portale una delle 7 meraviglie d'Oceania, fu costruito nel 1984 e dedicato a Malietoa Tanumafili II, ultimo re delle Samoa, che era di religione Baha'i.

Bahai Samoa
Vista frontale del tempio
La religione Baha'i è una fede indipendente nata a metà '800 che predica l'uguaglianza tra i popoli e i sessi, la libertà degli individui di cercare indipendentemente la verità e l'armonia tra scienza e fede. Il credo è diffuso in tutti i sette continenti ed è seguito da circa sei milioni e mezzo di aderenti.


Costruito per la comunità Baha'i delle Samoa Occidentali, che oggi conta circa 3500 fedeli ed è l'unica religione non cristiana delle isole, il tempio è aperto per le visite e le preghiere anche ai non Baha'i.
La struttura è a nove entrate, numero simbolico per il Bahaismo, è alta 28 metri ed è costruita in modo da facilitare l'illuminazione interna, con muri chiari e ampie vetrate che riflettono la luce del sole.
Inoltre, a simboleggiare l'armonia con la natura e con la cultura tradizionale delle isole, per la quale le case sono aperte e senza muri, la house of  worship di Tiapapata è aperta alle brezze che spirano sull'entroterra collinare di Upolu.


Come per tutti i templi Baha'i del mondo, anche questo è provvisto di un ampio e curato cortile esterno. Nei 20 acri circostanti questo luogo di culto si possono trovare 60 specie diverse di piante, molte delle quali endemiche delle Isole Samoa.


Friday, December 5, 2014

Le 7 meraviglie dell'Oceania

Quali sono le 7 meraviglie dell'Oceania?
Sono state nominate 7 meraviglie del mondo antico, 7 meraviglie del mondo moderno, 7 meraviglie dei mari, del mondo naturale e perfino 7 meraviglie del Sistema Solare, ma ancora nessun sito o organizzazione ha mai pensato di nominare le 7 meraviglie del Pacifico del Sud.

In questo portale ho deciso di pubblicare quella che è la mia personale lista di 7 meraviglie dell'Oceania, e ad ognuna di esse sarà dedicato un articolo tra questo mese e il nuovo anno.
In attesa di selezionare le meraviglie natrualistiche, iniziamo con le meraviglie costruite dai popoli che abitano gli sperduti arcipelaghi del Pacifico. Pur consapevole che nessuna di loro avrà l'imponenza del Cristo Redentore di Rio o la magnificenza del Colosseo, ritengo che anche le meraviglie l'Oceania abbiano diritto ad un loro spazio nel mare del web.

1) I Moai dell'Isola di Pasqua: le misteriose statue, alte fino a 20 metri, disseminate in una solitaria isola del Pacifico sud-orientale.

Moai

2) Le rovine di Nan Madol a Pohnpei, Stati Federati di Micronesia: La "Venezia del Pacifico", una città abbandonata un tempo all'avanguardia, temuta e oggi, secondo gli abitanti di Pohnpei, infestata.

3) Il tempio della religione Bahai a Upolu, Samoa: Un tempio immerso nella natura di Upolu per i seguaci di una piccola religione dell'uguaglianza fondata a metà '800 e ora diffusa in tutti i continenti.

Tempio Bahai
Clicca QUI per saperne di più

4) I siti archeologici delle Isole Marchesi, Polinesia Francese: Templi, bassorilievi e imponenti statue di pietra: addentratevi nelle foreste delle selvagge Isole Marchesi, in Polinesia, e non rimarrete delusi.

5) La città perduta di Lelu, Isola di Kosrae, Stati Federati di Micronesia: Un altro sito archeologico della Micronesia, un'altra misteriosa città abbandonata, con mura imponenti e formazioni piramidali per ospitare le salme dei nobili, esattamente come nell'Antico Egitto.

6) Le Rai o Stone Money di Yap, Stati Federati di Micronesia: Enormi pietre circolari utilizzate dalle famiglie e dai villaggi dell'Isola di Yap per simboleggiare il loro potere. Sono le monete più grandi mai concepite.

Yap Stone Money

7) La flotta giapponese affondata nella laguna di Chuuk, Stati Federati di Micronesia: Ancora dalla Micronesia un'altra meraviglia dell'Oceania, la flotta perduta dell'Impero Nipponico, affondata durante la seconda guerra mondiale, che ora domina il paesaggio sottomarino dell'Isola di Chuuk con le sue navi, le sue mitragliatrici e anche i resti degli ultimi giapponesi rimasti a difendere questo baluardo nel mezzo dell'oceano.