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Thursday, July 14, 2016

La commovente storia di Keiko

La storia di Keiko è quella di un naufrago: di un'orca sbalzata da un posto all'altro senza appartenere a nessuno di questi, nemmeno allo stesso oceano dove nacque e dove infine tornò.
Una storia di un animale che non è mai stato un vero membro della sua specie e che, sebbene prima di dormire si circondasse di tutti i suoi giocattoli, non è mai stato nemmeno umano.
Non è una storia felice, se non a tratti, non è una storia fortunata (eppure Keiko in giapponese vuol dire "il fortunato"), e non è una vera storia di successo. Ma come molte storie, vale la pena di essere letta.

Keiko in Islanda (Fonte)
Catturato nel 1979 in Islanda, all'età di circa tre anni, Keiko visse per i successivi diciassette tra un acquario dell'Ontario, in Canada, e il Reino Aventura di Città del Messico, diventando famoso per i suoi spettacoli e ancora di più per essere il protagonista della serie di film Free Willy.

Fu proprio questo ruolo da "attore" che generò nell'opinione pubblica, specialmente giovane, un movimento per liberare Keiko non solo nel film ma anche nella realtà. Questo anche a causa della salute malferma dell'animale in cattività, che si verifica in modo tristemente frequente fra le orche che vivono negli acquari.

Thursday, June 30, 2016

4 fatti fondamentali da sapere sul Kilt

Se dico Kilt dico Scozia, e viceversa: è indiscutibile che questo particolare capo di abbigliamento sia un simbolo, o il simbolo, della (quasi) nazione dell'Europa del Nord dove ogni autentica famiglia locale ne possiede almeno uno. Eppure, sapevate che lo sviluppo del Kilt moderno e la sua popolarità sono dovuti proprio ai sempre scomodi vicini degli Scozzesi, gli Inglesi? Ed è vero che al di sotto di un Kilt non si dovrebbe indossare nulla?

Entriamo nel mondo di questo pezzo di Scozia attraverso 4 punti:

1) Discende da un indumento molto più ingombrante: letteralmente, una coperta.
La Scozia è sempre stata una terra isolata ed estrema, tanto che i Romani non vollero disturbarsi a conquistarla, preferendo isolarla erigendo un muro (Donald Trump approves), e gli inglesi hanno sempre faticato nel comandarla.
All'interno della Scozia esiste poi una regione ancora più impervia, l'estremo nell'estremo: le Highlands, dove inizia la storia del Kilt. In origine questo era un esteso manto di lana che poteva in parte circondare la vita e in parte essere usato, ad esempio, come mantello o coperta. Risultava adatto al clima poco generoso per l'uomo delle "Terre Alte" e poteva essere di colore omogeneo o diversificato in trame note come "tartan scozzese".

Le Highlands (Fonte)


Nel 1720 poi, un imprenditore della contea inglese del Lancashire, Thomas Rowlinson, decise che fosse meglio cambiare l'abbigliamento dei boscaioli e minatori che la sua compagnia assumeva, con l'introduzione di un Kilt meno esteso, limitato a circondare la parte del corpo che va dalla vita alle ginocchia. L'invenzione, che alcuni storici ritengono tutt'oggi sia però anteriore all'arrivo di Rowlinson, ebbe grande successo: specialmente perchè il movimento del Romanticismo, che si stava sviluppando all'epoca, adottò il Kilt moderno di Rowlinson come simbolo della storia secolare delle affascinanti culture delle Highlands scozzesi, senza considerare che la sua introduzione fosse recente.

Se in un primo momento gli inglesi ne vietarono quindi l'utilizzo, fu poi proprio un altro inglese (e non uno qualunque) a rilanciarne il valore.

2) Il re inglese che si presentò in Kilt
Nel 1822, Re Giorgio IV, su consiglio del baronetto Sir Walter Scott, visitò la Scozia e dimostrò interesse per la cultura locale anche indossando egli stesso l'ormai famoso capo di abbigliamento. Un'idea simile l'avrebbe avuta in seguito anche la più famosa Regina Vittoria, vestendo con il Kilt i suoi stessi figli, in alcune occasioni. Sebbene il processo di pacificazione tra l'indomabile Scozia e l'Inghilterra avrebbe richiesto ancora molto tempo, l'approvazione della monarchia inglese fu, paradossalmente, la spinta decisiva all'adozione del Kilt come simbolo della cultura scozzese.
Così nel diciannovesimo secolo il suo utilizzo tornò in auge, specialmente nelle occasioni formali.

Vignetta inglese satirica sul dilemma del "Vero scozzese"
3) Il dilemma del "True Scotsman"
Un vero scozzese, secondo la connotazione ironica del termine, dovrebbe indossare il Kilt senza mutande o simili. Si tratta di una leggenda metropolitana o è davvero ciò che imporrebbe la tradizione?

Semplice: non esiste una risposta univoca.
I soldati scozzesi, gli unici che potevano indossare il Kilt nel '700 (il periodo in cui la monarchia lo vietò alla gente comune), erano soliti non portare niente al di sotto di esso, ma con il passare del tempo la norma perse di importanza, tanto che alcuni sergenti iniziarono a fare utilizzo di specchi per assicurarsi che i loro sottoposti si vestissero in modo consono.

True Scotsman? (Fonte)
Anche oggi le opinioni divergono: tra i famosi scozzesi, Andy Murray, il tennista, ammette di non essere un "True Scotsman", mentre chi ha seguito la Formula1 negli ultimi anni forse ricorderà un certo pilota di nome David Coulthard, scozzese che invece è favorevole alla tradizione del "niente sotto il Kilt". Come lui evidentemente anche un soldato scozzese che nel 1997 attirò l'attenzione della stampa quando partecipò a una cerimonia militare a Hong Kong, in una giornata di forte vento...

Per quanto mi riguarda, comunque, quando andrò in Scozia e troverò un uomo vestito in Kilt, non mi interesserà controllare. :)

4) Il Kilt ha rappresentato il punto di inversione nel tradizionale utilizzo della gonna.
In che senso? 
Un tempo la gonna, o degli abiti che ne ricordavano molto la forma, erano un abito anche maschile: pensiamo per esempio ai Romani, che non comprendevano i "calzoni" (=pantaloni) dei barbari del Nord, tra cui c'erano anche i Caledoni, antenati degli Scozzesi. Eppure oggi, proprio i discendenti di chi usò per primo i pantaloni sono fieri di sfoggiare il Kilt, mentre nel resto d'Europa un uomo che si veste con la gonna, nel migliore dei casi, viene guardato storto.

Monday, June 6, 2016

Un gigante innocuo nei mari d'Italia: lo squalo elefante

Lo squalo elefante NON ha questo aspetto ;) (Fonte foto)
Solo di recente ho scoperto che non solo numerose specie di squali abitano i mari italiani, ma che di una di esse, lo squalo elefante, si sa molto poco: e siccome per lo spirito di uno scienziato-esploratore-divulgatore come me un argomento misterioso diventa subito un argomento interessante, ho deciso di documentarmi e parlarvi del magnifico (almeno per me) Cetorhinus Maximus.

Comincerò subito sfatando un pregiudizio sul cetorino: è uno squalo ma, sebbene la sua bocca abbia dimensioni sufficienti per ingoiarvi come un biscotto, è del tutto innocuo per gli uomini e anche per la grande maggioranza delle altre specie che condividono con lui le acque dei mari temperati, il suo habitat. Questo a dispetto delle dimensioni, che possono arrivare a 10 metri e ne fanno il secondo pesce del mondo dopo lo squalo balena (Rhincodon Typus).

Immersione con uno squalo elefante
Il nome "elefante" potrebbe suggerire fantasiose caratteristiche sul corpo di questo squalo: in realtà, il muso allungato dei piccoli squali elefante ricorda una proboscide, e da qui viene il nome comune della specie.

Tuesday, April 19, 2016

Atlantide era proprio in Grecia?

Una delle prime civiltà avanzate dell'Europa, con centinaia di città dove sorgevano palazzi e labirinti e da cui si districava una rete di commerci diffusa a ragnatela in ogni angolo del Mediterraneo orientale...e un devastante evento storico proveniente dallo stesso mare a cui questo mondo doveva la vita.
La civiltà Minoica, in anni ancora da precisare, fu infatti travolta e quasi annientata dallo tsunami che seguì l'eruzione del vulcano Thera, l'attuale splendida isola di Santorini.

Gli elementi per una grande storia ci sono tutti, e forse lo pensò anche Platone quando scrisse per la prima volta di Atlantide, la mitica città-stato forse ispirata al mondo minoico, alla sua potenza e alla sua terribile fine.

Affresco degli elementi ricorrenti del mondo minoico: palazzi, navi e ovviamente il mare

Sunday, February 21, 2016

1944: Quando la Sicilia poteva diventare uno stato degli USA

C'è chi lo vorrebbe anche oggi, e non solo come provocazione (vedi qui), e chi lo ha voluto in passato, forse anche con qualche speranza molto lontana di successo.

L'idea in questione è quella di rendere la Sicilia uno stato americano (adesso diverrebbe il 51esimo, nel '44 sarebbe stato il 49esimo), e, al di là della difficile realizzazione della proposta, non è nè incomprensibile nè nuova.

Le navi degli alleati presso Gela (Fonte)
Dopo lo sbarco in Sicilia (Operazione Husky) del 10 luglio 1943, la Sicilia, già una delle regioni più provate dalla crisi dello stato italiano (come oggi), fu invasa ed occupata dalle truppe alleate, che l'esercito regolare italiano non riuscì a contrastare.
Il rapido avanzare degli Alleati verso nord, l'armistizio di Cassibile e il conseguente isolamento della Sicilia dallo stato centrale, inasprì il senso di abbandono della popolazione.

Così nel 1944, mentre la guerra era ancora in atto, il Partito della Ricostruzione, che affermava di avere 40 000 iscritti, sostenne che la rifondazione della Sicilia dovesse passare attraverso un'annessione agli Stati Uniti, che già l'avevano occupata e che avrebbero potuto così dare un futuro migliore all'isola disastrata.

Non fu l'unico movimento che propose la secessione della Sicilia dall'Italia: tra gli altri, anche il Movimento Indipendentista Siciliano. Questo, rifondato peraltro di recente e attivo già prima dello sbarco, intratteneva al tempo legami con la mafia e ottenne, nel 1947, quasi il 9 % dei voti regionali.
Legami con la criminalità confermati dalla collaborazione con il Robin Hood di Sicilia, Salvatore Giuliano, che ottenne potere durante la guerra e nei primi anni dopo il conflitto, e fu uno dei criminali più noti del suo tempo.

Salvatore Giuliano, fuorilegge che si mise a capo del Movimento Indipendentista Siciliano
Nemmeno la sua forte influenza, unita al forte malcontento della gente e alla necessità degli Stati Uniti di mantenere basi strategiche nel Mediterraneo, fu però sufficiente a realizzare il progetto, effettivamente, molto complicato, di portare la Sicilia ad essere la 49esima stella della bandiera americana.

Sunday, February 7, 2016

Curiosità del mese - Febbraio 2016: Cos'è la Macaronesia e che isole include?

Macaronesia è il termine con cui viene designato il gruppo di 4 arcipelaghi dell'Atlantico, al largo delle coste europee ed africane.
Gli arcipelaghi sono quello di Capo Verde, uno stato indipendente, quello delle Canarie, una comunità autonoma della Spagna, quello delle Azzorre, regione autonoma del Portogallo, ed infine l'isola di Madeira con le altre isolette che la circondano, anch'essa portoghese. 

Il termine, che lontanamente può ricordare la Micronesia, regione del Pacifico orientale che è caratterizzata da piccole (micro) isole, viene dal greco makarōn nêsoi, ovvero le "Isole dei Beati".

Cabo Girao, Madeira
Questi luoghi, anche noti come isole fortunate, ospitavano, secondo la mitologia greca, i pochissimi uomini che non erano destinati all'Ade dopo la loro morte: i grandi eroi, ad esempio, approdavano qui dopo la morte, dove il tempo non scorreva ed essi potevano godere per sempre in felicità dei frutti spontanei della natura, come valeva nella mitologia romana per i Campi Elisi.

Considerato che "Isole dei Beati" era un appellativo per indicare tutte le isole oltre lo Stretto di Gibilterra, alcuni studiosi identificano il paradiso greco con le Canarie, mentre altri pensano che esso si riferisse addirittura alle Piccole Antille, nei Caraibi.
Di certo, queste isole, un tempo ambite dai greci che le conoscevano tramite i Fenici, ora sono ambite da molti viaggiatori europei e non solo: spiagge, scogliere, vulcani, clima generoso e in alcuni casi anche ricchissime vegetazioni incastonate in bellissimi ed antichissimi paesaggi sono, in chiave moderna, una ripresa del mito delle "Isole Fortunate".

Costa di Capo Verde (Fonte)

Sunday, January 24, 2016

Le foreste di Laurisilva dell'Atlantico: dove la Preistoria incontra il mondo di oggi

Le notizie dei telegiornali e delle riviste denunciano spesso la deforestazione che colpisce alcuni dei paradisi della biodiversità del nostro pianeta. Ma a volte la scomparsa di interi ecosistemi segue il corso, in apparenza spietato, del mutare naturale del clima: è il caso delle sterminate foreste del Pliocene, l'epoca che vide, fra gli altri famosi animali, la tigre dei denti a sciabola e il gigantesco Megalodon. Queste foreste scomparvero quando il clima divenne più secco e freddo, ed oggi gli ultimi reperti di questa "Preistoria" naturalistica rimangono in poche aree del Mediterraneo e alcune isole dell'Atlantico: si chiamano Laurisilva e quella di Madeira è un Patrimonio dell'Umanità.

La nebbia sopra la foresta (Fonte)