Showing posts with label Pillole d'Oceania. Show all posts
Showing posts with label Pillole d'Oceania. Show all posts

Thursday, January 1, 2015

Pillole d'Oceania, episodio 5: Esistono i neri con i capelli biondi? Sì, in Oceania!

Ecco la quinta curiosità sul mondo dell'Oceania, primo articolo di questo blog nel 2015.
Esistono persone di colore con i capelli biondi, naturali e non tinti?

Pirla

L'Oceania è un continente poco conosciuto che però può rivelare une delle sue molte sorprese anche qui: nelle popolazioni della Melanesia, soprattutto le Isole Salomone e l'isola della Nuova Britannia, esistono infatti biondi di colore.
Distribuiti soprattutto nei villaggi costieri delle isole, si era pensato che il colore dei loro capelli fosse dovuto a millenni di vita vicino al mare (in particolare al sale marino) o all'influenza del forte sole dei tropici, alla dieta ricca di pesce degli isolani o all'incrocio con le popolazioni dei coloni europei e americani nei secoli scorsi. Tuttavia, un nuovo studio, condotto su quel 10 % di biondi delle Isole Salomone, rivela che i capelli chiari hanno la stessa origine dei biondi europei.

Solomonian People


I capelli biondi, anche qui in Oceania, sono dovuti ad una mutazione genetica. Qualche migliaio di anni fa, probabilmente nelle isole degli arcipelaghi della Papua Nuova Guinea, come la Nuova Britannia, si verificò una mutazione che portò alla comparsa di capelli biondi. Trattandosi di piccole popolazioni, il nuovo carattere si diffuse più facilmente, e poi, quando le popolazioni melanesiane migrarono verso altre isole, i biondi si diffusero anche altrove, come alle Salomone. La stessa cosa era accaduta separatamente, solo molti anni prima, nel Nord-Europa, dove oggi i capelli biondi, forse per selezione naturale, sono diventati il carattere dominante in Scandinavia e paesi vicini.

Tuesday, December 2, 2014

Pillole d'Oceania, episodio 4: Cos'è la Kava?

Cos'è la Kava?
Oggi è finalmente arrivato il momento di dedicare un po' di righe ad una delle bevande più antiche, popolari e diffuse dell'Oceania.

Kava
L'aspetto della Kava
La Kava, nome di origine tongano, è chiamata a Samoa ava, awa alle Hawaii, sakau a Pohnpei, yaqona in alcune zone delle Fiji, più molte altre varianti, come il waild koniak, il "Cognac dei Selvaggi" con cui essa è chiamata a Madang, Papua Nuova Guinea: di base, stiamo sempre parlando di una bevanda ricavata dalle radici della pianta Pyper Methysticum, di colore marroncino chiaro, densa, aromatica con retrogusto amaro e con proprietà afrodisiache che vanno dal rilassamento a proprietà addirittura ipnotiche.

Sebbene sia consumata nella maggior parte delle isole dell'Oceania, essa è popolare in particolar modo a Vanuatu, dove si è originata nella sua forma attuale, e a Fiji, Pohnpei (Stati Federati di Micronesia), Tonga, Samoa, Hawaii e Polinesia Francese. Se si dovesse trovare una bevanda nazionale per i paesi del Pacifico del Sud, la Kava, che ne è il simbolo culturale, sarebbe sicuramente la prescelta.

La Kava può essere preparata masticando le radici della pianta, sputandole e trattandole su un mortaio di legno o di pietra corallina (questo era il metodo più diffuso, ovviamente bandito dai missionari), ma anche lavorando direttamente le radici sul mortaio, schiacciandole e frammentandole in pezzi via via più piccoli, e poi aggiungendo comunque l'acqua per diluire la bevanda.
Il primo metodo, ad esempio, è diffuso nell'isola di Tanna, a Vanuatu, come documentato da Paul Theroux, scrittore di viaggi che visitò l'isola e che riportò l'episodio degli indigeni e della preparazione della Kava nel suo libro "The Happy Isles of Oceania".


Kava preparazione
Cerimonia di preparazione del Kava, Polinesia
Le conseguenze dell'utilizzo intensivo di Kava non sono ancora stabilite con certezza: sebbene sia consigliato come rimedio per l'ansia viste le sue capacità sedative, la Kava è spesso considerata una vera e propria droga, tanto da essere vietata in diversi paesi (in Europa, ad esempio, la Polonia la considera illegale). Si ritiene che la bevanda più diffusa del Pacifico aumenti il rischio di insufficienza renale in chi dipende da essa, e soprattutto provochi, come d'altronde tutti gli alcolici, danni permanenti al fegato in caso di prolungato utilizzo.

Ciononostante, nel Pacifico la Kava mantiene un forte ruolo sociale: oltre al fatto che la sua preparazione richiede una cerimonia antica e curata nei minimi dettagli, la sua importanza è attestata dal suo utilizzo per dare il benvenuto agli ospiti, per essere servita alle feste locali, per favorire l'incontro fra due famiglie che devono rappacificarsi per qualche motivo ed ovviamente, come tutte le bevande inebrianti, anche la Kava è un buon motivo per stare in compagnia.

Sunday, November 2, 2014

Pillole d'Oceania, episodio 3: Perchè l'Oceano Pacifico si chiama così?

Dopo le prime due curiosità sull'Oceania, ovvero cos'è un atollo e cosa sono Melanesia, Micronesia e Polinesia, la terza pillola d'Oceania risponderà alla domanda: perchè l'Oceano Pacifico si chiama così?


La spiegazione più semplice che ci verrebbe, ovvero "perchè è un oceano calmo / pacifico", è proprio la verità: o perlomeno tale doveva essere sembrata a Ferdinando Magellano, quando l'esploratore portoghese passò, nel novembre del 1520, lo stretto in suo nome chiamato stretto di Magellano (Terra del Fuoco), giungendo dunque nell'Oceano Pacifico.
Dopo le turbolente acque dell'Atlantico del Sud, il Pacifico infatti si presentò, all'altro lato dello Stretto di Magellano, come un oceano calmo e facile da attraversare. Anche se poi il Pacifico rappresentò uno dei momenti più difficili per l'equipaggio del portoghese, con decine e decine di marinai morti per scorbuto, e anche se il Pacifico è regolarmente scosso da uragani, terremoti ed eruzioni vulcaniche, l'impressione iniziale di Magellano dà ancora il nome a questo oceano.

Stretto di Magellano
Lo stretto di Magellano

Wednesday, October 1, 2014

Pillole d'Oceania, episodio 2: cosa sono Micronesia, Melanesia e Polinesia?

Letteralmente i loro nomi vogliono dire "Piccole Isole", "Isole dei Neri" e "Molte Isole".
Micronesia, Melanesia e Polinesia sono le 3 macroregioni nelle quali si divide l'Oceania.

Micronesia, Melanesia, Polinesia
Micronesia, Melanesia e Polinesia
A grandi linee, possiamo dire che la Micronesia consiste nella parte centro-occidentale dell'Oceano Pacifico, ovvero negli stati di Palau, Stati Federati di Micronesia, Isole Marshall, Kiribati, Nauru e l'arcipelago delle Isole Marianne, diviso politicamente tra le Marianne Settentrionali e Guam, entrambi territori statunitensi.

La Melanesia è invece l'area sud-occidentale del Pacifico, l'arco di isole più ampie, selvagge ed esposte alla forza della natura: nell'ordine, discendendo verso sud, incontriamo l'Isola di Nuova Guinea (metà est occupata dallo stato della Papua Nuova Guinea e metà ovest occupata dalla regione indonesiana dell'Irian Jaya), le Isole Salomone, le Isole Vanuatu, la Nuova Caledonia e le Isole Fiji.

Tutte le altre isole trattate in Rive d'Oceania sono dunque appartenenti alla Polinesia, che occupa all'incirca la metà orientale del Pacifico: gli stati di Samoa, Tonga e Tuvalu, i territori neozelandesi (Isole Cook, Isole Tokelau, Niue), i territori francesi (Wallis & Futuna, Polinesia Francese), l'isola di Pitcairn, sotto controllo britannico e l'Isola di Pasqua, cilena.

Talvolta la Nuova Zelanda è stata inclusa, soprattutto per la cultura Maori che la dominava, nella Polinesia, ma più spesso, soprattutto nel mondo anglosassone, si tende a considerarla parte di una quarta macroregione, la "Meganesia" (grandi isole), assieme all'Australia e all'Isola della Tasmania.

La divisione è da attribuirsi al navigatore francese Jules Dumont d'Urville, anche se ad un'analisi più approfondita emergono diverse sfaccettature.
Ad esempio, le "Piccole Isole", definizione data alla Micronesia, funzionerebbe benissimo anche per la Polinesia, e viceversa, le "Molte Isole" è una definizione perfetta anche se si parla della Micronesia: entrambe queste macroregioni sono infatti costituite da...tante, piccole isole.
Culturalmente, poi, solo la Polinesia è effettivamente compatta, mentre tra i popoli Melanesiani esistono grandi differenze genetiche e linguistiche (tali da rendere la Melanesia il luogo con la più alta densità linguistica e il più alto numero di lingue indigene al mondo).

Monday, September 1, 2014

Pillole d'Oceania, episodio 1: Cos'è un atollo?

Cos'è un atollo?

Sicuramente molti di voi avranno sentito parlare degli atolli, magari di quelli delle Maldive, immaginandosi un paradiso tropicale che unisce il mare cristallino e le spiagge deserte ombreggiate dalle palme da cocco. E fin qui tutto ok, ma cos'è in effetti un atollo? Un'isola? Non precisamente. 

Gli atolli (da atolhu, nella lingua Dhivehi delle Maldive), comunissimi anche in Oceania (ci sono intere nazioni, come Kiribati e Tuvalu, interamente composte da arcipelaghi di atolli) sono raggruppamenti di piccole isole madreporiche, ovvero derivate dai coralli. Le isolette degli atolli, che potrebbero essere chiamate le "briciole" di un'isola maggiore adesso scomparsa, sono spesso lunghe e strette e circondano una laguna, dai bassi fondali e dalle acque calme, dove abbonda la biodiversità.

Fakaofo, Isole Tokelau.
Le isolette (scure) e la barriera corallina (grigia) circondano la laguna interna
Come ipotizzò Charles Darwin, gli atolli, questi gruppi di isole, non sono altro che il rimasuglio di antiche isole vulcaniche. Queste, sprofondate o erose col tempo, si riducono ora alla barriera corallina che delimita la laguna e in corrispondenza della quale il colore dell'acqua è di un azzurro, o di un turchese, che farebbe innamorare chiunque. Dalla barriera corallina, una struttura "viva", una "metropoli" dei mari per l'abbondanza di organismi, si sono poi sviluppate, come materiale di scarto, le isolette degli atolli.

Proprio per essere derivate da coralli ed organisimi simili ora morti, le isole sono poco fertili, e sebbene ricoperte di densa vegetazione, tale vegetazione si riduce a poche specie capaci di adattarsi al povero suolo, e l'agricoltura è molto limitata.

È sorprendente notare come le piccole isole che compongono gli atolli, che non sono altro che un ricordo delle fertili isole vulcaniche che un tempo sorgevano, siano tuttavia ancora capaci di offrire una vita straordinaria a centinaia di specie di pesci, uccelli e altri piccoli organismi. 

Funafuti 2
Un uomo in una canoa a bilanciere, nella laguna di Funafuti. In lontananza visibili le isole che circondano e delimitano l'atollo.