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Saturday, April 2, 2016

Curiosità del mese - Aprile 2016: Il fiore più grande del mondo? A Sumatra

Rafflesia Arnoldii è il nome scientifico (derivato dal botanico inglese J. Arnold) di una pianta endemica delle foreste di Sumatra, isola Indonesiana, che ha la peculiarità di produrre il fiore singolo più grande del mondo.

Questo fiore, che può raggiungere il metro di diametro e pesare 10 kilogrammi, appartiene ad una pianta in parassita e priva di clorofilla: il suo nutrimento è quindi ricavato dalle piante Tetrastigma, un genere delicato e sensibile alla degradazione delle foreste tropicali, che a Sumatra sono state in parte distrutte. Questo è anche il motivo per cui Rafflesia, direttamente dipendente dalle altre piante per la sua vita, è attualmente considerata in pericolo e i suoi numeri sono incerti.

Fiore di Rafflesia Arnoldii
A dispetto della curiosa grandezza, il fiore non è particolarmente attraente: non solo per il colore, di un rosso scuro e poco brillante, o per la durata di pochi giorni, o per la superficie butterata come pelle messeaa dura prova dall'acne, ma soprattutto a causa dell'odore che emana, quello di un corpo in decomposizione. Il fetore, intenso e causato da composti organici di cui uno presente nelle feci umane, serve per attirare gli insetti. 

La pianta con la più grande infiorescenza del mondo, anch'essa patrimonio della flora di Sumatra, è invece l'aro gigante, Amorphophallus titanum, la cui infiorescenza (non difficile scorgerci la similarità con un immenso fallo...) può raggiungere i 3 metri di altezza.
Al contrario della Rafflesia, questa pianta non possiede un fiore singolo: attorno al fallo all'asse principale che si protende verso l'alto, si raggruppa infatti un altissimo numero di piccoli fiori, e questo fenomeno è noto per l'appunto come infiorescenza. 

Aro gigante in un orto botanico


Thursday, March 31, 2016

I Bajau: viaggio nel mondo dei nomadi dell'oceano

Un elemento pericoloso e inospitale quanto affascinante, il mare è per alcuni un mondo da cui tenersi lontani, per altri una fonte di divertimento, di sostentamento o addirittura una casa: c'è chi ha deciso di mollare tutto per vivere in barca a vela. e chi da millenni solca le distese dell'oceano e che si è adattato al punto da veder meglio sott'acqua, dal sentire il "mal di terra" quando scende dalla propria barca e che può raggiungere i 5 minuti di apnea, tanto i suoi polmoni sopportano le immersioni.
Il mondo appena citato è quello dei Bajau, un popolo di nomadi del mare che chiama "casa" una delle aree di oceano più spettacolari del Pianeta Terra, il Triangolo dei Coralli.

Bambini in acqua vicino ad una casa Bajau (Fonte)







Da dove vennero i nomadi del mare
Non sono chiare le origini di questo popolo Austronesiano, oggi diffuso in maggioranza lungo le coste di Malesia (Regione di Sabah), Sultanato del Brunei, Indonesia (Isole del Borneo e di Sulawesi), Filippine (Isole Palawan e Mindanao).

Alcuni Bajau, a tal proposito, raccontano di essere stati un tempo sudditi di un ricco re che incaricò loro di salpare verso l'oceano per cercare sua figlia, rapita da alcuni pirati. Non riuscendo nella missione di ritrovare la principessa, essi rimasero a vivere, per vergogna, in mare.

Wednesday, February 17, 2016

Sri Lanka: vita (e morte) degli elefanti accanto agli uomini

Esemplare maschio, uno dei pochi con le zanne (Fonte)
Si potrebbe parlare degli elefanti dello Sri Lanka con commoventi immagini di piccoli appena svezzati, citando i 5 parchi nazionali che il governo ha istituito per proteggerli, proponendo le foto dei viaggiatori estasiati che li accarezzano, o ancora parlando di un luogo unico al mondo come il Pinnawala Elephant Orfanage, dove gli orfani di elefante vengono cresciuti e curati per poi essere rilasciati in natura.

Oppure si potrebbe fare il contrario: partendo dalla considerazione che se esiste perfino un orfanotrofio per elefanti, allora troppi ne sono morti in natura lasciando privi di cure i piccoli, vi potrei raccontare di come le popolazioni di Elephas maximus maximus, la sottospecie nativa dello Sri Lanka, siano precipitate del 65 % in un secolo, di come molti finiscano tutt'oggi vittima del conflitto con l'uomo, o in mezzo ai conflitti dell'uomo, camminando sulle mine che ricordano la trentennale guerra civile che ha dissanguato il paese fino al 2009.

Ma io non farò nessuna delle due cose: nè la visione idilliaca nè quella disfattista, perlomeno non da sole, racconterebbero davvero la storia del rapporto tra uomini ed elefanti di questa bellissima nazione, "la perla dell'Oceano Indiano".

Giovane elefante che ha perso parte della zampa anteriore destra a causa di una mina (Fonte)

Saturday, January 16, 2016

La natura di Singapore

Vista della città (Fonte)
Sembra difficile che in uno stato come Singapore, che accoglie 5 milioni e mezzo di abitanti in una superficie di 719 kmq (ovvero più del doppio di Roma in metà dello spazio della capitale italiana) possano esistere aree verdi e località dove la natura può ancora sopravvivere nella sua originale ricchezza tropicale.

La bellezza naturalistica che ancora sopravvive nei pressi e tra le vie della Lion City è la conseguenza di una politica di rinverdimento degli spazi e di gestione attenta del territorio iniziata nel 1963 e di bonifiche che hanno utilizzato terra di colline e fondali marini per aumentare la superficie dell'isola principale.