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Friday, June 3, 2016

Curiosità del mese, giugno 2016: da dove viene il nome Bikini?

Che cosa lega una minuscola isola del Pacifico orientale, il cui nome significa "superficie ricoperta di noci di cocco", con il costume da bagno più diffuso e ammirato che esista?

Una bomba. Anzi, molte bombe: quelle nucleari sganciate dal 1946 in poi dal governo degli Stati Uniti per testare come l'ambiente delle isole e le navi vicine venissero danneggiati, e potessero eventualmente recuperare, dalla detonazione di ordigni più potenti di quelle di Hiroshima e Nagasaki.

Detonazione nucleare Baker
I test nucleari furono anticipati dall'evacuazione degli abitanti nativi di Bikini, ai quali fu promesso di poter tornare. Invece, nessuno di loro potè farlo stabilmente: alcuni morirono di fame dopo essere stati rilocalizzati sulla minuscola isola di Kili, altri si trasferirono in atolli vicini, altri negli Stati Uniti.

Quattro giorni dopo il primo test nucleare, Louis Reard, stilista francese, lanciò l'oggi famoso -e al tempo iper-provocante- costume da bagno: lo chiamò Bikini, come l'atollo, perchè sperava la sua invenzione potesse rivelarsi altrettanto esplosiva sul mercato.

E così fu.

Bikini, Repubblica delle Marshall, dal satellite: in alto a sinistra, l'improvvisa rientranza blu lungo la laguna dell'atollo è il cratere lasciato da una delle detonazioni

Friday, March 20, 2015

Taongi, la piccola perla contesa del Pacifico occidentale

Taongi, o Bokaak, è un minuscolo atollo della Micronesia, una landa arsa dal sole dei tropici, accarezzata dalla brezza dell'oceano e casa per migliaia di uccelli e pesci che in questo paradiso immerso nel suo silenzio senza tempo sono gli unici abitanti stabili.

Taongi dal satellite, foto NASA
E altro non potrebbe essere, visto il clima secco dell'atollo, privo di fonti d'acqua dolce, boschi e terreno coltivabile, ma solo capace di far crescere sul proprio suolo pochi cespugli e basse piante, perfette per i nidi di una delle avifaune più ricche del Pacifico. Fino ad alcuni secoli fa, è probabile che i navigatori indigeni delle Isole Marshall venissero appositamente in questa landa sperduta per cacciare uccelli.

      
Sula Piedirossi tra la vegetazione
Tra tutti gli altri, a Taongi si possono incontrare le grandi fregate con le loro enormi sacche gulari rosse, pivieri, sterne e numerose sule. Si possono vedere questi uccelli librarsi contro l'azzurro brillante del cielo, cacciare pesci in mare o nella laguna dell'atollo o covare in mezzo ai rovi le uova, da cui nasceranno poi piccoli pulcini che un giorno seguiranno i voli dei loro genitori al di là dell'oceano.

  
Squalo grigio del reef
Grazie all'isolamento e alla mancanza di una popolazione umana stabile, anche la fauna marina è in ottima salute: oltre a tutte le specie di coralli e di piccoli pesci che abitano la barriera corallina di Taongi, ci sono anche diversi squali, tra i quali lo squalo pinna nera e lo squalo grigio dei reef.

La lontananza dalla terra non ha però salvato per sempre la tranquillità di Taongi: scoperto nel '500 da Antonio Salazar, l'atollo sarebbe passato indenne attraverso i vari cambi di amministrazione, finchè nella seconda guerra mondiale il Giappone non vi stabilì una postazione radio e un aereo, che avrebbero portato gli USA a effettuare brevi bombardamenti su Taongi durante le fasi finali del conflitto, con il Giappone in ritirata. Peraltro, nell'88, si propose di utilizzare la splendida laguna di questo paradiso come discarica per rifiuti solidi, progetto che fortunatamente non è andato in porto.

      
Il relitto della Kinsy O Maru,
peschereccio incagliato qui nel 1983
Questa piccola perla del Pacifico, per quanto possa sembrare difficile, è finito in balia di una contesa ormai decennale tra l'autorità del Governo delle Isole Marshall, che lo ha dichiarato riserva naturale e che su di esso esercita legittima giurisdizione, e due pseudo-stati: il regno di Enenkio, un movimento che reclama di possedere l'Atollo di Wake (appartenente in realtà agli USA) e Taongi, e che ha messo in vendita quest'ultimo per 40 milioni di dollari, pur non possedendo di fatto l'atollo.
Anche il "Dominion of Melchizedek", una nazione fantoccio creata online da truffatori americani negli anni '90 ha reclamato come proprio Taongi, ma sul piccolo atollo nessun uomo,  nè allora nè oggi, è mai venuto ad abitare o a rifugiarsi dalla giustizia.

Tuesday, October 21, 2014

Bandiera delle Isole Marshall: storia e significato

                        Articolo principale sulle Isole Marshall

Ufficializzata nel 1979 e basata su un disegno di quella che sarebbe poi diventata la prima First Lady della nazione, la Bandiera delle Isole Marshall ha uno sfondo blu da due diagonali, una arancione e una bianca, che dall'angolo in basso a sinistra del disegno si allargano fino a raggiungere l'angolo in alto a destra. Nel riquadro sinistro che definiscono si trova una stella bianca a 24 punte.

Bandiera delle Isole Marshall
 Bandiera delle Isole Marshall


Il blu è un simbolo del rapporto dei Marshallesi con l'Oceano. Le diagonali, invece, rappresentano l'equatore: la diagonale bianca, in particolare, simboleggia la pace e l'arcipelago Ratak ("alba" in Marshallese), mentre quella arancione il coraggio e anche l'altro arcipelago della nazione, Ralik (=tramonto).

La stella a 24 punte è una rappresentazione dei 24 distretti amministrativi di cui si costituisce la Repubblica delle Isole Marshall. I 4 punti cardinali sono messi in evidenza, a rappresentare la croce Cristiana e anche i 4 atolli più importanti per la cultura locale: Majuro, Jaluit, Woja e Ebeye.

Sunday, June 22, 2014

A spasso per...Majuro, Isole Marshall

Inizia, con questo articolo, una serie di tour virtuali delle città e delle isole più interessanti dell'Oceania.

Come specificherò anche in seguito, tutte le fotografie che troverete in questi articoli, sebbene non protette da copyright, non sono state scattate da me.
I contenuti con i quali i luoghi vengono descritti, inoltre, sono stati tratti da diversi articoli di giornale, racconti di viaggio e documentari, integrati fra loro con lo scopo di dare un'immagine il più obiettiva possibile di posti che, sfortunatamente, non ho ancora potuto visitare in prima persona. Non è comunque mia pretesa quella di dare un ritratto completo, mancandomi l'esperienza personale di viaggio, ma intendo semplicemente fornire informazioni per chi si incuriosisce al mondo del Pacifico.
Non cercherò, nè qui nè nei prossimi articoli, di nascondere i lati negativi che un luogo può avere: idealizzare l'Oceania, come fanno le agenzie amate dai visitatori che non colgono mai la vera essenza di un posto, non permette di cogliere tutto il bene -e il male- di un continente così unico e diversificato.

Oggi andremo a spasso per uno dei 34 atolli della Repubblica delle Isole Marshall: è Majuro, l'atollo più popolato, che riveste anche il ruolo di capitale.

Majuro atoll
Majuro dall'alto. Il nostro "tour" partirà da Laura

Majuro, o Majro, è un atollo appartenente a Ratak, uno dei due arcipelaghi che costituiscono la Repubblica delle Marshall.
Majuro è diviso in 64 isolette minori, con una superficie complessiva che non supera i 10 km quadrati, e ospita quasi 30 000 anime.
Una serie di fattori tra cui l'alta densità di popolazione, l'isolamento geografico e culturale dal resto del mondo e allo stesso tempo le influenze della società moderna hanno creato, in questo piccolo microcosmo nel mezzo del Pacifico, una realtà dove è possibile trovare, a poca distanza gli uni dagli altri, un bicchiere del tradizionale latte di cocco marshallese e un bicchiere di coca cola; abiti ricamati dalle anziane signore e maglie delle squadre di basket americane; una laguna turchese dove vivono coralli e pesci di ogni sorta e depositi di rifiuti che vengono "nascosti" alla vista dei più perchè nessuno sa come riciclarli.


Per arrivare all'affollata comunità di Dalap-Uliga-Darrit, la zona est di Majuro, il nostro tour inizierà dall'estremità occidentale, in quella località che, curiosamente, si chiama Laura.

Laura Beach
Spiaggia di Laura, vista verso il Pacifico


A Laura, Ļora in Marshallese, ci sono poche case immerse nella natura, la popolazione è in maggioranza occupata nella pesca o nell'allevamento e, tra il sole, la brezza dell'Oceano e i bambini scalzi che giocano per le strade, si avverte una tranquillità quasi totale. L'unica cosa che effettivamente potrebbe disturbare il viaggiatore è la presenza di cani, spesso randagi, che a volte possono sentirsi minacciati dalla presenza di stranieri.

Qui molte cose non sono cambiate rispetto a quando i primi europei approdarono su queste pacifiche isolette: forse oggi le capanne micronesiane sono diventate di più e sono rivestite con lamiere di zinco, forse è comparso qualche oggetto in plastica e forse, per farsi comprendere dagli uomini bianchi, i Marshallesi devono parlare uno strano idioma chiamato English, ma, per il resto, la vita scorre agli stessi ritmi, sotto gli stessi boschi di palme, sulle sponde dello stesso Oceano.